Non usa più, ma un tempo i ritrovi si riconoscevano da cartelli dipinti, oggetti di artigianato, bandiere, bene in vista sulla porta del locale, e al posto del nome del proprietario, come oggi, o di evanescenti risacche di mari lontani che affollano le pizzerie tanto (ma proprio tanto) tempo fa l’insegna era di rigore. Un cartello? NO. Un simbolo, una forma che rimandava a idee, fatti, storie che anziché scritte in belle lettere potevano essere comprese e ricordate da tutti, anche da chi non sapeva leggere, semplicemente guardando all’insù, e attivando la capacità umana dell’analogia. Perché mai un’Orsa?
La storia qui si fa interessante: Orso in altotedesco è BERG, e molte città medievali del nord Europa terminavano con questa suffisso, ma anche a sud troviamo un’eco nella parola “Borgo”. Non è l’orso che si arrampica verso il miele proteggendo il naso con una zampa dalla difesa delle api, è un altro Orso… Difficile vedere stelle nelle nostre notti, ma la Polare arriva ancora con un debole segnale, appesa alla coda di un’Orsa, la minore della coppia che fa la guardia all’asse terrestre. Una guardia che anticamente era considerata fonte di salvezza per poter contare su stagioni regolari, anche se questa attenzione tradiva una certa trepidazione nascosta. Platone, nel Timeo, parla di un’epoca in cui un grande regno, Atlantide, dopo essere stato respinto dalla difesa ateniese, si inabissò nello spazio fra un giorno e una notte, e di innumerevoli catastrofi che avevano sconvolto i precedenti cieli della nostra terra. Cieli che a Nord oggi hanno trovato una stabilità nell’Orsa polare, ARKTOS – BERG, da cui il termine “artico” per indicare quella regione. L’Orsa rappresenta il punto di stabilità di una nuova era. Platone fa dire al maestro Solone, in viaggio presso i sapienti sacerdoti di Egitto, che indipendentemente dalla nostra età anagrafica siamo sempre giovani nella psiche, perché non ricordiamo, e non abbiamo più il contatto con la vera storia. I simboli da sempre sono stati il filo conduttore per non dimenticare, capaci di saltare gli ostacoli delle differenze di lingua, di religione, di età. Nella nostra Orsa di Via Mentana riappare l’insegna, come un tempo, e all’interno del locali un vero percorso simbolico, realizzato con tecniche di pittura murale e su sopporti in legno. All’esterno, sotto la veranda estiva, un polittico: ogni simbolo (l’albero della crescita individuale, la formazione dell’Io secondo Giustizia, la Guida, il Ritorno) accoglie l’ospite il quale, per accedere all’interno, deve salire un gradino, così come facevano i Cavalieri all’Iniziazione. A sinistra una fonte a rappresentare il lago delle forze dell’Inconscio, regolate dai segni della nostra Università (TRIVIO, i letterari e QUADRIVIO, le scienze: sette, come sette sono i pianeti dell’Armonia ).  A destra la posizione dell’Orsa rispetto a Sirio, accompagnata dalla scrittura del Timeo che narra la sorte di Atlantide. Chissà se veramente l’asse terrestre guardava una volta verso la costellazione del Drago, e solo adesso invece verso quella dell’Orsa minore, raggiunta salvezza del nuovo equilibrio terrestre e per la specie umana. Certo che in tutti i miti l’Orsa è sacra, e così quella porzione di cielo che pare fermarsi attorno alla luce limpida e ferma della Polare. All’interno, sulla parete verso le cucine, l’orologio del tempo, diviso all’esterno in tempo continuo, zodiacale, e all’interno rappresentato come tempo umano, mediante la rivoluzione della Terra e della Luna. A fianco un affresco come di pittura superstite e ritrovata durante un ipotetico restauro, a indicare come sotto le apparenze si celino verità. se provate a dividere l’angolo sotteso dai raggi del sole da una parte con quello generato dalle sole tre ore indicate nel quadrante otterrete un numero particolare, 6,…. Detto anche Φ o sezione aurea del poligono generatore della spirale, una spirale particolare a passo costante che identifica, quasi “sigilla”, tutte le forme biologiche, tutte le forme di vita sulla terra. Sempre all’interno, in alto, una serie di trittici in legno narra della Creazione e del ritmo delle stagioni. Da sinistra a destra lo sguardo percorre e identifica tutto il tema dello scorrere del tempo. Tempo che è anche tempo dell’avventura umana, raccontata nelle ante dai Tarocchi, che mescolano le carte di tutte le nostre storie possibili. il primo da sinistra rappresenta la nascita della dimensione spaziale e temporale, il “rotondo” dei mistici, così come il luogo matematico dell’apparire della fisicità per gli scienziati moderni. Seguono poi le quattro stagioni, a partire dalla primavera, con in basso il percorso del Sole sulla sua eclittica, a indicare il ruolo di aumento e diminuzione della parte oscura del giorno sul piano simbolico: il solstizio d’estate, con la massima durata della luce solare, prelude alla sua progressiva diminuzione, e per questo era denominato anche IANUA INFERNI, mentre al contrario quello invernale IANUA COELI. Così anticamente il dio Giano, Iano, era raffigurato con una sola testa e due volti, uno opposto all’altro, e “porta” era il suo nome identificativo. |